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Il concetto di sacrificio 
Il sacrificio rituale è l’offerta di una cosa sensibile, che viene distrutta o immolata, fatta a Dio e a Lui solo, dal legittimo ministro, in riconoscimento del supremo dominio di Dio sopra tutte le cose.
Gli elementi indispensabili del sacrificio sono:
– la persona che offre il sacrificio
– Dio, a cui il sacrificio viene offerto
– la cosa sensibile che viene sacrificata
– il fine di riconoscere a Dio il supremo dominio su ogni cosa.

I sacrifici nell’Antico Testamento
Ricordiamo i sacrifici di Abele, Caino, Noè, Abramo, Melchisedec, Isacco, Giacobbe. Sotto Mosè, Dio stesso interviene a prescrivere come il suo popolo debba onorarlo (si veda il Levitico).
Questi sacrifici sono simboli e figure del vero e proprio sacrificio di Nostro Signore Gesú Cristo sulla croce.

Il sacrificio nella nuova legge 
Nostro Signore Gesú Cristo morí sulla croce, ma  la sua non fu la morte subita da un condannato: Lui la accettò liberamente allo scopo di offrire al Padre tutto Sé Stesso, in riconoscimento del di Lui supremo dominio e per la redenzione del genere umano.
Tutta la Passione di Gesú costituisce il vero e proprio sacrificio:
– la persona che offre il sacrificio è Gesú stesso, Figlio di Dio fatto uomo, mediatore fra Dio e gli uomini (I Timoteo, 2, 5);
– la cosa sensibile sacrificata è l’umanità santissima di Gesú , che sofferse e morí;
– il sacrificio è offerto a Dio Padre, dallo stesso Gesú, obbediente fino alla morte (Filippesi, 2, 8);
– il fine è il riconoscimento del supremo dominio di Dio, la cui giustizia oltraggiata esigeva una riparazione: la piú completa possibile; con la conseguenza che si rese possibile la redenzione degli uomini.

Consummatum est (Giov., 19, 30)
Tra gli atti umani di Gesù, uno ve ne fu, il piú perfetto di tutti, non ulteriormente perfettibile: l’atto oblativo espresso dalla libertà umana di Gesú agonizzante sulla croce.
Tale libertà umana di Gesú agonizzante, tesa ad adeguarsi il piú possibile all’eterna e perfettissima oblazione del Verbo al Padre, nello Spirito di Entrambi, agí con tale intensità che la natura umana non poté sostenerlo: venne meno e morí. E la morte mise fine al martirio di Gesú, ma non estinse quella suprema volontà oblativa; essa poté solo sigillare l’umana volontà di Gesú che si era espressa nella perfetta oblazione, umanamente insuperabile, ma non pose termine alla di Lui volontà che si esprimerà in eterno nel medesimo atto oblativo supremo e perfetto.
Il  CONSUMMATUM  EST non significò: “ho terminato il mio cammino, ho finito di soffrire”; bensí: “ho portato alla perfezione suprema il mio sacrificio”.
In tale stato di perfezione oblativa, Gesú persevera: è cosí che lo ritroviamo sotto i velami eucaristici, sull’altare, tra le mani del celebrante, dal momento della consacrazione.

Il Sacrificio Eucaristico: la Santa Messa 
– Visione generale 
Il sacrificio della Croce come offerta avvenne una volta, in quel momento in cui Gesú Cristo sulla croce esalò l’ultimo respiro esclamando: “Consummatum est“, e non si ripeterà piú, ma, come vedremo meglio piú avanti, con la Santa Messa offriamo a Dio un vero e proprio sacrificio dello stesso valore e con gli stessi effetti del Sacrificio della Croce.
È di fede che il Signore persevera in eterno come sacerdote e vittima in quello stato sacrificale che portò alla perfezione suprema sulla Croce, nell’istante della sua morte.
È del pari di fede che ora non soffre piú: è nella gloria.
La fase cruenta del suo sacrificio fu transitoria, ed è passata per sempre: le stímmate del suo martirio sono ora il decoro della sua vittoria.
Ma è anche di fede che dovunque è presente il Signore, Egli è presente tale e quale è: nella gloria e tuttavia in atto sacrificale.
Ed è anche di fede che nella Santa Messa, grazie alla transustanziazione, il Signore è realmente presente sotto i veli eucaristici.
Nella Santa Messa, quindi, è presente in atto sacrificale, e perciò la Santa Messa è sacrificio; è presente con la perfezione raggiunta sulla Croce, è perciò la Santa Messa è il Sacrificio della Croce.
Ogni Messa? Certamente! Ogni Santa Messa, grazie al sacramento, supera soprannaturalmente le due dimensioni della natura, lo spazio e il tempo, e ci presenta Gesú nell’atto sacrificale in cui si trovò sulla Croce nell’istante della sua morte, sia pure ora circonfuso di gloria. Ogni Santa Messa, grazie alla efficienza soprannaturale del sacramento, supera lo spazio e il tempo, e riporta noi ai piedi della Croce, sul Calvario, cosí che “per Ipsum, cum Ipso et in Ipso” (l’unico sacerdote degno di immolare l’unica vittima degna del Padre e necessariamente accetta al Padre) entriamo in comunione con il Padre stesso nello Spirito di Entrambi, per l’eternità.
La Santa Messa, tuttavia, non moltiplica il sacrificio: ne moltiplica semplicemente il sacramento. Molte rinnovazioni del sacramento del sacrificio: unico, irripetibile, perseverante in eterno il sacrificio stesso.

– Esame particolareggiato 
a) la Santa Messa è un vero e proprio Sacrificio
Che la Santa Messa, quale nella Chiesa Cattolica si celebra, sia un vero e proprio sacrificio è un dogma di fede definito dal Concilio di Trento (Sessione XXII, Can. 1).
La Chiesa ci comanda di credere che Nostro Signore, nell’Ultima Cena, non solo ha transustanziato il pane e il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue (dogma della Presenza Reale), ma anche che li ha offerti a Dio Padre, e ha istituito cosí il grande e vero sacrificio della Nuova Legge, qual’è la Santa Messa (si vedano ad esempio: Malachia, 1, 10-11; Luca22, 19-20; Matteo, 26, 26-28; Didaché; San Giustino; Sant’Ignazio di Antiochia; Sant’Ireneo; San Cipriano; le pitture delle catacombe).
La Santa Messa è il Sacrificio della Nuova Legge, nel quale Cristo (ministro principale ed invisibile) si offre e, in forma incruenta, si immola sotto le specie del pane e del vino (la immolazione viene espressa dalla separazione del corpo e del sangue con le specie del pane e del vino; la distruzione della vittima viene espressa dalla Santa Comunione del sacerdote celebrante), per le mani del sacerdote (ministro secondario e visibile), allo scopo di riconoscere il supremo dominio di Dio, e di applicare a noi le soddisfazioni e i meriti della sua Passione.

b) identità e differenze:
— Sacrificio della Messa e Sacrificio della Croce
identità:
la Vittima: Gesú Cristo
l’Offerente: Gesú Cristo per mezzo del sacerdote
differenze:
il modo di immolazione: cruento sulla Croce, incruento nella Messa;
il Sacrificatore: Gesú Sacerdote visibile sulla Croce, Gesú Sacerdote invisibile nella Messa;
gli effetti: il Sacrificio della Croce compí la Redenzione, la Messa applica gli effetti del Sacrificio della Croce.

— Sacrificio della Messa e Ultima Cena
identità:
Messa e Ultima Cena si identificano quanto alla sostanza. Anche l’Ultima Cena fu una vera Messa in cui si operò
la transustanziazione e in cui fu offerto il divino sacrificio del corpo e del sangue di Nostro Signore Gesú Cristo
sotto le specie del pane e del vino.
differenze:
– Nostro Signore Gesú Cristo nell’Ultima Cena era ancora mortale, nella Messa è immortale;
– Nostro Signore Gesú Cristo nell’Ultima Cena fu l’unico ministro: offrí Sé Stesso da Sé Stesso, nella Messa
Gesú invisibile si serve del sacerdote come ministro secondario visibile;
– la morte di Nostro Signore Gesú Cristo nell’Ultima Cena era significata come futura, nella Messa è significata
come già avvenuta.

— Sacrificio Eucaristico e Sacramento Eucaristico
identità:
entrambi sono un segno sensibile e sacro, ordinato a significare la grazia
differenze:
nella durata: il Sacrificio Eucaristico è transitorio: fatta la consacrazione tutto è finito, il Sacramento Eucaristico è
permanente: l’Ostia consacrata resta consacrata e Dio resta presente in essa;
nel fine: il Sacrificio Eucaristico è ordinato alla gloria e al culto di Dio, il Sacramento Eucaristico è ordinato alla
santificazione e al nutrimento delle nostre anime;
nel soggetto: il Sacrificio Eucaristico è ordinato al bene della comunità, il Sacramento Eucaristico è ordinato al
bene di chi riceve la Santa Comunione.

c) fini del sacrificio della Santa Messa:  
1 – latreutico o di adorazione: riconoscimento del supremo dominio di Dio;
2 – eucaristico o di ringraziamento: ringraziamento per i benefici spirituali e materiali ricevuti;
3 – propiziatorio o di espiazione: per la redenzione dei peccati;
4 – impetratorio o di supplica: per ottenere, attraverso la mediazione di Gesú, gli aiuti spirituali e materiali di cui
abbiamo bisogno.
 

Come assistere alla Santa Messa 
Abbiamo visto che la Santa Messa è un vero e proprio sacrificio offerto a Dio, e che essa è sostanzialmente lo stesso Sacrificio della Croce.
Sappiamo che, dal momento della Consacrazione, sull’altare è presente Gesú stesso in Corpo, Sangue, Anima e Divinità: è presente Dio stesso, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Se ora, con la mente e con il cuore, consideriamo la tremenda Passione che Nostro Signore volle subire spontaneamente; se cerchiamo di immaginare il suo terribile amore per noi, cosí timidi nel ricambiarlo, e la sua umiltà nel nascondersi sotto le specie del pane e del vino affinché potessimo osare accostarci a Lui; se proviamo a pensare alla tremenda potenza e maestà del Creatore dell’universo che è veramente presente davanti a noi, e che tocchiamo con le nostre labbra nella Santa Comunione; allora, ogni volta che assistiamo alla Messa, c’è veramente da avere paura di questo tremendo mistero, c’è da  essere sbalorditi dal nostro ardimento a presenziarvi, c’è da commuoversi fino alle lacrime, chiedendoGli perdono della nostra cattiveria e tiepidezza, c’è da essere sgomenti per la nostra impossibilità di ringraziare e contraccambiare a sufficienza il suo amore.
È bene quindi assistere alla Santa Messa in silenzioso raccoglimento, sempre il ginocchio, serii in volto, avendo cercato di rendere la chiesa piú bella e piú preziosa che ci è possibile, avvolti da musiche solenni ed elaborate, tutto quello che di meglio il genio umano ha saputo creare, non mortificati, ma lieti, che ci siano alcune voci privilegiate capaci di cantare la Gloria di Dio con maggiore perfezione.

 

Fonte:  http://www.unavox.it/005.htm

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